09 lug 2008

FUMO DI LONDRA

Ho deciso di pubblicare questo articolo apparso sul Foglio del 7 luglio 2008, è molto gradevole e riassume alcune cose che penso di Londra. BUONA LETTURA!!

Perché nella capitale britannica ogni storia di spioni è possibile
Fumo di Londra
Ombrelli con la punta avvelenata dal Kgb, Beatles scalzi e forse uccisi, polonio radioattivo nel the e ora il capo dei servizi segreti in coma
Londra sarà anche la capitale più vivace del pianeta, l’unica e autentica metropoli dell’occidente e il centro della grande finanza, ma continua a fregiarsi anche del titolo di Mecca del mistero. E’ la città dove nascono i gialli più impenetrabili, dove si elaborano i complotti più strani e dove lo spionaggio – con tutti i suoi derivati più chiacchierati – non esce mai dalla scena. Da oltre mezzo secolo è sparita la nebbia fitta di cui approfittava Jack lo Squartatore (uno dei primi assassini diventati celebrità nella storia) e non ci sono nemmeno più gli slums – i quartieri poveri, sinistri e malfamati e visitati in modo ossessivo da Charles Dickens e Karl Marx in cerca d’ispirazione letteraria – ma c’è ancora abbondanza di quell’aria un po’ losca e surreale che conferisce dignità di vita propria a qualsiasi teorema e a qualsiasi teoria della cospirazione: è il fumo di Londra. Un classico.
Le congiure sono di casa, in una città che sa mantenere una compostezza in apparenza perfetta – da romanzi di Graham Greene, Agatha Christie e Frederick Forsyth – anche dopo gli attentati con le bombe giù nei tunnel della metropolitana. Dove tutto può succedere e tutto passa in modo inosservato: dal dissidente bulgaro (pre-caduta del Muro di Berlino) avvelenato su un marciapiede con la punta di un ombrello micidiale, inventato dai servizi segreti russi, al polonio introdotto furtivamente nel the dell’ex agente sovietico Alexandr Litvinienko al tavolino di uno dei migliori alberghi della città.Il fumo di Londra è quel clima misterioso che legittima qualsiasi teoria e tendenza paranoide.
La Lady Di-etrologia creata su scala industriale da Mohammed Fayed e mille scrittori fantapolitici (di cui molti in Italia) dopo la morte della principessa Diana nel tunnel dell’Alma. Ma anche quella, favolosa, risalente ai primi anni ‘70, secondo la quale Paul McCartney era morto in un oscuro incidente (ammazzato da Yoko Ono? O dai servizi segreti inglesi? O da quelli russi?), ma la notizia era tenuta nascosta, eccezion fatta per qualche sottile indizio musicale da iniziati (la copertina dell’album “Abbey Road”, dal nome dello storico studio d’incisione londinese, ritraeva Paul attraversare la strada scalzo, come se fosse in realtà già trapassato? E i brani del disco, che suonati all’indietro – e perché mai, poi? – dicevano “Paul is Dead”?).
A ben vedere il diabolico innesto fra l’urbanistica della metropoli e i complotti di terroristi e di spioni si conosce già da almeno un secolo, dall’uscita dell’ “Agente Segreto” di Joseph Conrad (un uomo gira con una bomba in tasca per metà libro). E si sfrutta anche. Non a caso le spy story di Ian Fleming dedicate a James Bond sono uno dei maggiori export culturali britannici, più o meno a livello dei Beatles. E non è un caso nemmeno che nell’anno del centenario di Fleming la Royal Mail emetta una serie di francobolli per commemorare lo spionaggio come “affare di stato”, nel senso anche di risorsa in denaro, perché l’Inghilterra e la sua capitale ci marciano anche un po’ sopra.
La morte di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati neri ha sancito per sempre anche in Italia la nefasta reputazione di Londra come capitale delle trame – abbastanza per dare ad un sobrio anglofilo come Corrado Augias materiale di cui occuparsi per intere carriere. Ora, a distanza di un anno dalla misteriosa morte di Litvinenko, arriva puntualmente la notizia del capo dei servizi britannici, l’eccentrico 57enne Alex Allan, caduto in coma. Che cosa succede? Pochi paesi al mondo (fra quelli che contano nel mondo dell’intelligence) vantano come Gran spione un fanatico dei Grateful Dead, sublime complesso californiano di rock psichedelico (Allan ne cura un sito da fans), che faceva windsurfing sul Tamigi in grisaglia con bombetta, a pochi centinaia di metri dalla sede misteriosa dei servizi (lo stesso palazzo che salta in aria in uno degli ultimi film di Bond). Non sappiamo di che cosa soffra ora il presidente del Joint Intelligence Committe (JIC) – che controlla MI5 MI6 e SIS – ma, di nuovo, è fumo di Londra.

2 commenti:

the Trump ha detto...

Concordo in pieno con l'autore dell'articolo.
Mi sono accorto che conoscevo già ogni aneddoto citato; mi domando se ne conosco altrettanti sui misteri italiani...
Mi affascina il mistero della presunta morte di Paul McCartney; un'altra dimostrazione di quanto i Beatles fossero avanti con i tempi: non si sa se fossero stati loro a spargere questa voce, di sicuro la band seppe sfruttare al meglio la storia, alimentandola con degli indizi disseminati nei vari album...d'altra parte fu un loro celebre connazionale, un certo Oscar Wilde, a sostenere che: "bene o male, purchè se ne parli".

eli ha detto...

quella storia dei Beatles la conosco anche io e devo dire che è fantastica!
comunque se ci pensate, anche l'Italia è piena di misteri, solo meno noti internazionalmente.
Lucarelli ci ha fatto circa 30 puntate di Blu notte sui misteri italiani e vi assicuro che alcuni fanno veramente paura.